Pagine

lunedì 12 novembre 2012

andate e ritorni


Oh, Starbuck! E’ un vento dolce, dolce, e un cielo dall’aspetto dolcissimo. In un giorno simile, di altrettanta dolcezza, ho colpito la mia prima balena: ramponiere a diciott’anni! Quaranta, quaranta, quarant’anni fa! Quarant’anni di caccia continua! Quarant’anni di privazioni e di pericoli e di tempeste! Quarant’anni sul mare spietato!

mercoledì 31 ottobre 2012

a change of seasons

Un anno che mi trascino intoccabili resti appresso. Testimoni di un cambiamento che non c'è stato, ricordo di una speranza tenuta in vita da null'altro che il modello RGB e qualche espressione intristita che ogni tanto non so spiegare.
Sempre più notti abbracciano i giorni in un continuum che scorre via così, lento e ignorabile, a rilegare pagine di un libro noiosissimo.

venerdì 16 marzo 2012

RE:sist

Stagioni che si fronteggiano dagli estremi del cerchio tagliato in dodici da un'ampiezza quasi eroica, ormai, se riavvolgi la timeline per ritrovarti il viso a sudest in una ripetizione che regredisce fino al distacco imposto nei condizionali di un periodo ipotetico declinato tra congiunzioni avversative che lo degradano a grossolana approssimazione di un insoluto ai danni del tempo, che non conosce indulto, men che mai l'amnistia che invoco da decenni.

giovedì 1 marzo 2012

zero

Battito sincopato nella stasi ipnotica delle voci basse. Un presentimento che avesse un colore, ora, con la luce diffusa che te lo incorpora dieci centimetri dietro gli occhi, lo sapresti declinare in notazione esadecimale ma dargli un nome, un nome è l'ultimo attributo che l'inutilità di questa semantica ostile legittimamente o meno mi nega. Nove sezioni della cupola celeste per un fine febbraio di inizio ad alto contrasto nella dissolvenza che sta consegnando il giorno a quello dopo. Caducità di un solipsismo.

lunedì 10 ottobre 2011

da qui che si impara

So che indietro si torna sempre e so che non ritrovi mai quello che indietro hai lasciato come indietro l'hai lasciato, esattamente come so che quella porta era un senso unico. So anche che se non posso mantenere in vita il tanto che senza troppa convinzione, prima, con violenza inarginabile, poi, m'era cresciuto attorno e addosso, quel tanto saprà fare a meno di me. Quindi so che il vincolo a una promessa mi impedisce di farne un'altra e l'ennesima ferita brucerà per mesi per questo, e solo da quanto t'ho stretto a me potrai capire quanto. So che il bello che ci si è edificato sopra resta bello, è tutto il resto che fa schifo. E' la proporzione tra i due a essere profondamente ingiusta.

domenica 28 agosto 2011

.n#

Mi ripeto in testa il più semplice dei motivetti in modalità più automatica che posso. Il più inutile pensiero in testa in un circolo compulsivo per scacciare – schiacciare – tutti gli altri. Via quelle immagini da dietro gli occhi. Via tutte, subito. Resettatemi la memoria a breve termine, fatelo a impulsi ogni minuto. Vi prego.
Brividi dal mare caldo, nero, dai piedi al ventre. La luna in decrescita che non l’avresti creduto ti rischiarasse ancora le mani, così vuote. Il respiro accanto al tuo a darti il tempo che maledici.
Sempre così freddo, prima dell’alba. Sempre così buio. Un cimitero di lattine.

mercoledì 10 agosto 2011

martedì 5 luglio 2011

fiona, una storia di abbandono


Fiona batte bandiera maltese quando, con le ultime gocce di gasolio, l'armatore estone ordina agli undici dell'equipaggio il rifornimento al porto di Ancona. Salpati da Ravenna, restano a secco prima del gomito dorico. Rimorchiata e condotta al molo nord, Fiona non trova né carburante ad attenderla né denaro per tornare a casa. E' il 2009, l'armatore di Tallin scompare e i 72 metri da carico con i suoi russi e ucraini e estoni a bordo sono abbandonati all'ombra dell'arco di Traiano.
C'hanno messo due mesi a rimpatriare, i marittimi. Ma Fiona è ancora lì, arrugginita in un infinito fin di vita al molo nord.

martedì 17 maggio 2011

osservazione superficiale inutile

Dopo il quanto, è il caso di ricordare il dove, perché l'after day non sia il day after e i piedi restino saldamente piantati nella melma di ieri e domani.
Quindi, non per desaturarvi quel comprensibile patetico sorriso giacché non c'è un cazzo da ridere e mica da ora, ma quel dove è dove su dieci autoctoni potenziali otto sognano e/o progettano e/o sono in procinto di e/o non aspettano altro e/o rimpiangono una fuga sia alla terza che alla quindicesima tazza, e forse sono i più fortunati; uno ha il documento di viaggio in tasca e uno non gestisce più le connessioni logiche minime per collegare orrore e nuova vita come causa e soluzione del suo non riuscire nemmeno più a imprecare una delle tante vane divinità che disperate etnie hanno sovrapposto alla più squallida di substrato per non farlo schiodare dai 236mslm.